Il tempio dell’arte contemporanea
Ricerca, sperimentazione e tecnica nella produzione del contemporaneo
Più volte ci chiediamo cosa l’arte contemporanea voglia trasmettere,
cosa gli artisti con le loro opere desiderano comunicare al mondo; e’
facile soffermarsi davanti ad un’opera d’arte, provare ammirazione o
rimanere totalmente indifferenti o addirittura stupefatti; talvolta
risulta difficile capirne il messaggio profondo che spesso si cela
dietro la tecnica, alle volte semplice, povera, alle volte ricchissima,
curata, colorata.
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| Installazione pittorica ' Il tempio dell' Arte ' di Stefano Mariotti (part.) |
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Il tempio nel quale confluiscono tutte le
arti, nella mostra del
Salone del Restauro l’arte contemporanea, come
gesto e stile, racchiude in sé un percorso vivente di lavori realizzati
nel corso della storia; tutto prende forma e corpo, modellandosi e
apparendo secondo la sua natura o secondo l’impatto emozionale che muove
dentro colui che si sofferma ad osservare.
Il tempio dell’arte
dove si concentrano i ricordi, i gesti, gli esperimenti che hanno
segnato e sottolineano il tempo, lasciando integri slogan o messaggi
propri della nostra civiltà passata e presente, proiettata nel futuro,
fotocopia e riproduzione di un qualcosa che già è stato, che già è
memoria. Nel tempio si conservano la laicità e la sacralità della
civiltà umana e non solo.
I cavalieri di
Paolo Staccioli sono un
emblema della nostra archeologia, custodia di segni e simboli:
personaggi che da lontano, come in un film fiabesco, varcano i mari ed
il tempo, invadendo con imperiosa prepotenza la società contemporanea
costretta a lasciare spazio a cavalieri statuari che nelle loro ‘vesti
di bronzo’ si muovono silenziosamente, lasciando stupefatto
l’osservatore.
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| IV Salone dell' arte e del restauro |
Anche
Fiorella Noci rende memoria all’arcano
attraverso l’essere vegetale: la vita non è solo umana. Piante, arbusti,
frutti riesumati si uniscono in una grande danza che dolcemente dà
rigore, raffinatezza e luce agli imponenti totem; totem del passato,
attualizzati, che si profilano nello spazio come grandi steli, simbolo
autentico della morte della natura e di tutti quegli oggetti che l’uomo
nel tempo ha usato e messo da parte; oggetti apparentemente inutili,
ormai senza vita e corpo, la cui anima lascia un segno visibile e
rinnovato nell’opera di Fiorella.
‘Ogni cosa è transitoria anche
se rimane memoria’, e
Ignazio Fresu lo ricorda in maniera impeccabile
nelle sue monumentali installazioni, dove la bellezza dell’effimero
cerca di ingannare il tempo. Il passato viene ricostruito e restaurato,
torna a nuova vita con il suo aspetto di vissuto, usato, svestendosi dei
colori della cenere e del buio e ricoprendosi di luce bianca e smalto
laccato, quasi a voler identificarsi con un nuovo ruolo ed una nuova
anima più contemporanea; l’osservatore è stimolato ad immaginarsi la
scena del ‘passato perfetto’ , imbattendosi nel presente segnato dal
tempo, ricostruito e coperto di un ‘nuovo vestito’.
Stefano Mariotti, attraverso le sue tessiture colorate, si insinua con energia
cercando di toccare nel profondo la sensibilità del pubblico. E’
intrigante e curioso il suo intreccio di fili che con maestria arriva a
dissolversi lungo estese linee di cotone e lana, che magicamente
attraverso l’intreccio di colori vibrano sulla tela, riflettendo la loro
immagine come in uno specchio, lo specchio dell’io, proprio di ogni
osservatore concentrato a proiettarsi nell’opera di Mariotti.
Nella semplicità e nella consapevolezza della perdita della bellezza del
passato, che grazie al restauro torna viva, si concentra il lavoro di
Luca Federici e Giovanna Sparapani, nelle cui opere l’imprevedibile
fenomeno del terremoto, con una istantanea azione, abbatte il tempo e la
riflessione, portandosi via la nostra storia. Apparentemente cosa
rimane? Il ricordo, l’immagine talvolta compassata che chiede aiuto, poi
arricchita, messa a nudo e valorizzata dall’artista fotografo. I colori
rispecchiano il dramma: il nero, il grigio, l’argento vengono avvolti
da una luce bianca, oro, e dai colori: le immagini di Federici e
Sparapani prendono corpo attraverso l’utilizzo di carta pregiata e di
squarci coloristici che rimangono inerti nella fotografia, ma hanno la
capacità di travolgere e far immergere nei pensieri più sconfinati.
Certi che l’arcano del passato è presente e si cela dietro ogni opera
d’arte, lasciando vicino a sé la fuliggine della storia che può
ricomporsi solo grazie al lavoro dell’artista, maestro del rinnovamento e
della bellezza che spesso risorge, possiamo decidere di immergerci nel
vortice delle emozioni: sensazioni fluttuanti che destano curiosità.
Francesca Roberti